Famiglia, #famiglie: un plurale che ne indica la molteplicità.
Più di una insomma.

Sembra una cosa da niente, un plurale invece di un singolare: e invece la lingua è uno strumento potente per cambiare la realtà. Dire “famiglie”, invece di “famiglia”, significa smettere di lavorare per un concetto astratto, la “Famiglia”, e cominciare a farlo per quelle concrete, le famiglie, che ne hanno davvero bisogno, in un momento come questo.

E la realtà là fuori ci dice che, negli ultimi decenni, le esperienze di vita famigliare sono sempre più variegate: cresce il numero delle coppie di fatto e di conviventi, è sempre più probabile che una persona possa avere diverse e differenti relazioni di coppia nella propria vita, alcune coppie e/o persone decidono di non avere figli, altre non possono averne, altre ancora sperimentano situazioni di famiglia allargata nella quale anche i rapporti di genitorialità, familiarità e parentela assumono differenti significati.

I dati ISTAT (2011) ci dicono che nel comune di Torino le coppie con figli sono 94.562 (di cui non sposate il 14%) e quelle senza figli sono 104.799 (di cui sposate l’89%); che ci sono quasi 7mila padri single e più di 36mila madri single con figli.

Questa Giunta, e io in prima persona, riteniamo che sia il momento di smettere di lottare “contro” alcuni tipi di famiglia, di contrapporre quelle “diverse” (da includere o tollerare) da quelle “tradizionali” (o naturali). Noi vogliamo allargare lo sguardo, portando rispetto verso realtà familiari che già esistono, che sempre sono esistite, ma che non erano sinora riconosciute.

Il nostro obiettivo è il coinvolgimento delle famiglie tout court nell’elaborare politiche che le riguardano, senza distinzione di genere, origine, orientamento sessuale, età, condizione di disabilità, religione. D’altra parte ce lo dicono la Costituzione e il buon senso: è compito dello Stato “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Non siamo peraltro i primi (e di sicuro non saremo gli ultimi) a voler ascoltare e supportare le famiglie fondate sul rispetto, l’amore e il consenso reciproco, di qualunque forma esse siano.

Published by admin