Sono un assessore pasticcione“.

Non è granché come presentazione, ma dopo aver fatto scomodare Gianni per preparare il caffè con la moka – che preferisco all’espresso – sono riuscito a versarlo su pantaloni, scarpe e, peggio ancora, sul tappeto buono della casa di Franco e Gianni.
Insomma, un inizio niente male.

Ma vorrei vedere voi, seduti sul divano nel salotto, mentre Franco vi racconta la sua storia. L’inizio del lavoro, il diploma alle scuole serali, l’avanzamento di carriera, il rapporto con colleghi e colleghe sempre improntato al rispetto.
Gianni parla di quando lavorava per il Comune (a fotografare le 100.000 monete di una collezione ormai divisa), delle sue litigate con l’ex assessore Balmas – una chiacchierata interrotta continuamente dalle telefonate degli amici.
“Gli altri non hanno il nostro numero, preferiamo un po’ di privacy”, mi confidano.

“Sono un assessore pasticcione”, ripeto, e non è granché come tentativo di scusarmi.
Ma quando Gianni mi ha raccontato che stava in Via della Rocca ed è stato sfollato a Cuneo, e che, da lì, dagli Angeli, ha visto Boves bruciare (io a Boves ci sono cresciuto, città due volte medaglia d’oro al valor civile e militare), e dalle finestre di casa sua i nazisti minare i ponti, e della rabbia di suo padre, che teneva i fucili per i partigiani ma li aveva distribuiti tutti e non aveva nulla per sparare,
o quando Franco afferma “mi sono spiaciute le polemiche sulle famiglie, ma dopo 50 anni insieme noi SIAMO una famiglia”; o “non ci speravo più, vedevo gli altri paesi che approvavano delle leggi, prima piccoli passi, e noi sempre indietro” e in ultimo “quando ho visto che la legge era passata in senato mi sono detto dai, speriamo di farcela, devo solo resistere qualche mese”,
ecco, sentendo tutte queste cose, vorrei vedere voi, seduti su quel divano, senza un minimo di tremore alla mano.

Ieri ho fatto visita a Franco e Gianni, come già avevamo programmato da un po’ di tempo, appena rientrato a Torino dopo un dibattito al Riot Village, che – anche grazie all’aiuto di Stefano e all’ottimo lavoro dei funzionari e dirigenti anagrafe – domani si uniranno civilmente, prima coppia di Torino, e sono riuscito a rovesciare il caffè sul loro tappeto.

Domani dovrò ricordarmi di non tenerne nessuno in mano.

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