La violenza di genere sulle donne viene spesso definita “un’emergenza”. E’ invece un problema sistematico, sistemico, radicato, trasversale. Come può infatti essere emergenza un fenomeno così quotidiano nella vita di tante, troppe donne, uguali e diverse nei modi in cui questa violenza le colpisce?

La violenza di genere sulle donne è un fenomeno a tratti invisibile e strisciante, che si insinua tra le pieghe di quotidiani commenti degradanti, pubblicità sessiste, immaginari e narrazioni svilenti del ruolo della donna, molestie a lavoro; a tratti, troppi, perfettamente visibile sui corpi delle donne che ogni giorno vengono picchiate, stuprate e uccise. La costruzione l’immagine e il ruolo della donna sono da troppo tempo oggetto quotidiano del pensiero di altri, soggetto delle frasi di altri, non delle donne, in tutte le loro diversità.

In questo senso quindi, credo che questa violenza non sia un’emergenza, bensì una priorità quotidiana a livello sociale, culturale e politico. E quindi, una mia priorità, in quanto Assessore, ma prima ancora in quanto Marco. Credo infatti che chi ha la responsabilità e le possibilità debba impegnarsi in prima persona con politiche e azioni concrete e visibili, che colmino gli spazi lasciati dall’omertà, dal silenzio, e dalla paura. Cambiando le nostre pratiche di interazione e relazione possiamo davvero produrre cambiamento. Cambiando le pratiche che stanno sotto ai messaggi sessisti alle dimissioni in bianco, alle molestie possiamo davvero cambiare le cose. A partite dai contesti che tutti i giorni viviamo: le nostre famiglie, i nostri uffici, la scuola, la strada.

E se le pratiche devono essere veicolate, quale miglior strumento dei media? Quale miglior modo per cominciare a cambiare il linguaggio che utilizziamo, e che ci aspettiamo di leggere sui giornali e di ascoltare al telegiornale? In termini di pratiche, non serve essere addetti ai lavori per pretendere di avere dei mezzi di informazione che siano in grado di rispettare le persone sulla base del loro genere. Noi tutte e tutti abbiamo il potere di pretendere di più, di pretendere ad esempio che un telefonino non sia pubblicizzato grazie al seno di una donna, o che la pubblciità di una macchina non lasci intendere che l’uomo la preferirà sempre e comunque alla propria compagna o ancora che i giornali non titolino un articolo che parla di uno stupro riferendosi per prima cosa a come era vestita la ragazza.

Alla domanda quindi quali sono i contesti agire, rispondo che la vita quotidiana dev’essere il contesto entro cui modificare le nostre pratiche, ogni giorno.

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