Ogni tanto incontro nel percorso momento forti, emozionanti, che mi scuotono dentro e mi aprono lo spazio della memoria. Mi ricordano chi sono, da dove vengo, perché ho scelto di esserci ed essere qui in questo momento, perché ho scelto di fare alcune cose e non altre. Stamattina ho visto il film UN BACIO di Ivan Cotroneo.  Mi ha riempito di emozioni violente, di rabbia, di orgoglio, di nostalgia dolcissima. Il ricordo di un bambino un po’ triste, che giocava da solo, il ricordo di un adolescente terrorizzato dal segreto di essere gay, le emozioni violentissime e nascoste, l’amore per il compagno di banco, le mani strette intorno al petto per non far scappare il cuore che batteva forte e non mostrare a nessuno le guance rosse e i sudori freddi. La nostalgia di quelle emozioni così vivide, così nette, che solo durante l’adolescenza riesci a provare, quella malinconia dolcissima del ricordo, di tutto quello che avrebbe potuto essere e non ho avuto il coraggio di viverlo, così naufrago su una zattera alla deriva da cui non potevo scendere in un mare che vedevo in tempesta (ma poi lo era? Chissà…), la rabbia verso quel mare che mi teneva lontano dalla riva, dalle promesse di infinite dolcezze su quelle isole dei suoi occhi. Ogni tanto incontro nel percorso momenti forti, che mi ricordano perché ho scelto di sfidare il mondo a partire dalla mia differenza e su essa costruire una parte importante della mia vita, mormorando con Poe “nevermore, nevermore”, per nessuna e nessun altro.

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