Oggi in Giunta abbiamo approvato una Delibera cui tengo molto e che da oggi dota il Comune di Torino di uno strumento molto importante sulla strada della parità tra donne e uomini. Oggi infatti sono state approvate le “Linee Guida per un utilizzo non discriminatorio del linguaggio in base al genere nell’attività amministrativa”, risultato di un percorso cominciato nel 2015 e che ha visto nell’approvazione della Carta d’Intenti “Io parlo e non discrimino” uno dei suoi momenti più importanti. Proprio la Carta d’Intenti, infatti, impegnava i soggetti sottoscrittori a dotarsi di linee guida che permettessero di eliminare forme di discriminazione di genere negli atti, nella modulistica e nella comunicazione istituzionale.

Le Linee Guida, che da oggi saranno disponibili per tutti i dipendenti e tutte le dipendenti dell’Amministrazione, rappresentano per me non solo uno strumento tecnico ma soprattutto un atto fortemente politico. La scelta di utilizzare un linguaggio non discriminatorio infatti non è una questione di puntiglio, come spesso viene definita, né un affronto alla lingua italiana, ma rappresenta una precisa scelta di campo che guarda al rispetto delle soggettività come un punto fondamentale per la costruzione di ogni politica.

E’ vero infatti che la lingua italiana, come buona parte delle lingue romanze, permetterebbe l’utilizzo di un veloce maschile plurale anche se si stesse parlando con un gruppo di uomini e donne, ma è anche vero che la lingua italiana, come molte delle lingue romanze, è abbastanza ricca da poter rendere su carta quella che è di fatto la complessità umana. Se la lingua è lo specchio della cultura e della società, la fatica che ripongo o meno e il tempo che scelgo di usare o non usare mentre scrivo un testo, che sia un volantino o un atto amministrativo, equivale alla fatica che scelgo di fare quando scelgo di confrontarmi con i miei pregiudizi. E il tempo che uso per rendere visibili delle donne, liberandole da un maschile plurale che spesso le annulla, è tempo ben speso sulla strada della riduzione delle diseguaglianze tra uomini e donne.

E se non credete che io stia esagerando, che sia troppo associare un banale atto amministrativo alla vita delle persone provate a fare questo esperimento: entrate in un ufficio dove vi siano donne e uomini e dite “Venite tutti con me!” e molto probabilmente tutti e tutte vi seguiranno. Fate la stessa cosa e dite “Venite tutte con me” e molto probabilmente solo le donne si alzeranno. Perchè gli uomini dovrebbero farlo se non sono stati chiamati in causa? Ribaltando quindi la domanda: perchè le donne invece dovrebbero?

Qui sotto trovate le linee guida approvate oggi e preparate dagli uffici del settore Pari Opportunità del Comune di Torino

LINEE GUIDA

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