STORIA ED EVOLUZIONE DEL DECORO URBANO

 

La Via Po rappresenta uno degli assi principali dei dodici chilometri di portici storici di Torino. E’ un’intuizione architettonica e urbanistica originale e di elevato valore. La sua inclinazione, nell’ortogonalità ispirata al castrum augusteo, era sottesa ad unire scenograficamente due monumenti della capitale sabauda: il castello medievale degli Acaja e la Porta di Po concepita come arco trionfale dal Guarini. Per questa ragione, di concerto con l’associazione Commercianti di via Po e della Fondazione Contrata, abbiamo intenzione di intervenire per esaltarne il valore e recuperarne la bellezza.  A fronte di diverse contingenze, quali l’obbligatorietà per il rifacimento settennale dei portici, il degrado diffuso e incontrollato, segnalato anche dagli organi di informazione, certamente non consono all’importanza di Via Po e, in generale, dei portici di Torino; l’esigenza di presentare la Città e i suoi monumenti, in occasione del recente incremento dei flussi turistici e in previsione delle finali ATP, in adeguato stato di conservazione e di decoro, stiamo lanciando un’iniziativa che vada incontro anche alle legittime ambizioni dei commercianti che li ha visti attori impegnati, negli ultimi tempi, con risorse proprie, alla valorizzazione ed al mantenimento di via Po. Il risultato, migliorato da questa esperienza pilota, può successivamente essere esteso progressivamente a tutto il sistema dei portici di Torino, con i suoi 12 chilometri di arcate, rappresenta un unicum di valore culturale ed ambientale. Occorre però prima di illustrare la proposta fare un piccolo cappello storico. La grandiosità e regolarità dei palazzi porticati, amplificata dalla mancanza dei balconi, aggiunti solo nell’Ottocento, generava nei numerosi ed illustri viaggiatori dei secoli XVII e XVIII elogi incondizionati. Tuttavia la reale condizione delle facciate e dei portici era, se considerata con sensibilità contemporanea, molto discutibile. Nel Settecento molte facciate erano delle semplici quinte scenografiche laddove erano stati costruiti solamente i piani terreni con portici; inoltre, fino a metà Ottocento, due terzi dei palazzi erano privi di intonaci. Le finestre, esclusi i piani nobili dove i serramenti potevano essere vetrati, erano ricoperte di teli mentre al posto delle persiane si vedevano delle rusticissime veneziane a fune. Sotto le arcate, insieme con botteghe e caffè, convivevano pizzicagnoli, fruttivendoli, ombrellai, fiorai, beccai i cui banchi rivestivano la quasi totalità dei pilastri. I portici del Regio Ospedale di Carità, ora noto come palazzo degli Stemmi, erano occupati da vagabondi, indigenti e questuanti che, a causa del sovraffollamento dell’istituto, solevano dormire numerosi sotto le arcate. Nell’ultimo scorcio del XIX secolo, anche grazie agli importanti sviluppi economici e alla incipiente evoluzione industriale, la via Po si configura come l’asse commerciale più importante della città. Palazzi e portici, come si evince dalle foto d’epoca e dai documenti d’archivio, sono però ancora fatiscenti e, con l’avvento della “réclame”, i pilastri risultano ingombri di manifesti pubblicitari. Negli anni ’30 la situazione, in ragione della crisi economica, sembra peggiorare. Le immagini d’epoca sembrano confermare un degrado diffuso che culminerà, nel ’43 con le distruzioni provocate dai bombardamenti e con la perdita del Palazzo degli Stemmi e dell’archivio dell’Università degli Studi. Dopo gli anni della ricostruzione solo a partire dalla fine degli anni ’70 si apre il lungo e ininterrotto cammino verso la valorizzazione della via nella sua interezza e totalità. E’ con il piano del colore, primo esempio in Italia di pianificazione delle tinte per facciate, portici e arredi urbani, che viene proposta la raffinata colorazione unitaria tripartita concepita negli anni 20 del secolo XIX per la via Po dal Conseil des Ediles.  Negli anni 86-87 venne redatto e applicato un progetto per il restauro coordinato dei portici e delle gallerie di Torino che prevedeva un contributo a fondo perduto sull’importo dei lavori. Con tale misura circa 8 chilometri di portici furono oggetto di intervento. Nel 1988 venne realizzato il primo intervento coordinato unitario con agevolazioni per i privati: le facciate e i portici di via e piazza Palazzo di Città vennero tinteggiati simultaneamente con i colori barocchi. Nel 1997 dopo 14 anni di applicazione delle procedure di accompagnamento alle tinteggiature in tutto il territorio comunale, venne approvato dalla Città il regolamento del piano del colore che prevedeva alcune norme innovative quali l’obbligatorietà per i proprietari della manutenzione con periodicità ventennale per le facciate e settennale per i portici. Le trasformazioni urbane rivolte anche alla valorizzazione turistica di Torino, anticipate dalla politiche degli anni 80 sul decoro e sull’arredo urbano, generano, con il nuovo piano regolatore (1987-1993) i risultati attesi. In questo contesto la Città di Torino ha tentato di incentivare con varie iniziative gli interventi sugli assi unitari del centro storico, senza, tuttavia, superare l’occasionalità delle tinteggiature. Solo nel 1998 con la partecipazione attiva della Città, delle Fondazione Bancarie e di altri stakeholder è stato creato il Comitato Contrada di Po con il fine di valorizzare l’asse storico di Piazza Castello, Via Po e Piazza Vittorio Veneto. Grazie alle forze messe in campo, alle condizioni economiche generali e agli incentivi fortemente attrattivi per le proprietà tra il 1998 ed il 2002 è stato possibile operare il restauro e la tinteggiatura coordinata dei portici e delle facciate dell’asse storico. Il Comitato Contrada di Po, trasformato dal 2008 nella Fondazione Contrada Torino, con compiti e ambiti più estesi, ha garantito, con propri fondi, dal 2002 al 2010 la pulizia dei pilastri dell’asse storico provvedendo a rimuovere periodicamente graffiti, affissioni abusive e ragnatele. Nel 2005, in occasione delle olimpiadi invernali, la Città di Torino ha realizzato, con fondi ad hoc, il restauro coordinato di tutti i 12 chilometri di portici. Infine nel 2015 in occasione del centocinquantenario dell’Unità d’Italia Fondazione Contrada Torino ha effettuato, con i fondi per i festeggiamenti, la manutenzione ordinaria dei portici dell’asse storico. 

 

La proposta di azione, che come dicevo, vede tra gli attori protagonisti la Fondazione Contrada e l’associazione Commercianti di via Po, composta da oltre cento attività che hanno fortissimi legami con il tessuto urbano e sociale del territorio, ha quindi come obiettivo quella di avviare il ripristino delle arcate, come già in alcuni isolati è stato fatto (ad esempio, in quello di proprietà dell’Università degli Studi). Questa iniziativa, pienamente condivisa dall’amministrazione, deve tenere conto anche della centralità di via Po, della sua composizione forse unica fra le grandi vie commerciali, avendo una prevalenza di piccole e storiche attività del territorio, e la sua vocazione di arteria strategica per le manifestazioni, e deve assicurare, insieme con il necessario decoro, dei margini di espressività compatibile con il contesto e che non danneggi in modo permanente le proprietà private. A fronte del fatto che i portici di Via Po sono, oggi come nel passato, teatro di scritte, volantini, messaggi politici, amorosi, sportivi, che rappresentano, al di là di qualsiasi senso del decoro, forme di espressività, espressione di conflitti e di protesta oltre che segni inequivocabili dei tempi. Occorre quindi racchiudere queste sfide in una visione complessiva. La prima questione riguarda il rispetto delle norme che obbligano i proprietari ad intervenire per mantenere in adeguato stato di conservazione i loro beni quando questi coinvolgono lo spazio pubblico, come ad esempio la norma del piano del colore e del regolamento di polizia urbana che obbliga ogni sette anni ad attuare delle manutenzioni ordinarie e straordinarie dei portici (e nella sua inapplicazione può portare l’ordinanza del Sindaco, in caso di mancato intervento la sanzione ed, in extremis, l’intervento sostitutivo della Città con rivalsa nei confronti dei privati). Ora, in ragione della particolare situazione dei portici, che costituiscono proprietà privata ad uso pubblico e quindi esposti ad di un’inequivocabile maggiore usura a causa della loro fruibilità collettiva, la Città di Torino intende attivare varie forme di incentivi. Tali agevolazioni potrebbero risultare determinanti per avviare gli interventi di pulizia periodica e programmata da parte delle proprietà. Si tratta di predisporre delle modalità operative ed economiche che possano stimolare i condominii ad effettuare una manutenzione costante che preveda la rimozione delle scritte vandaliche, delle affissioni abusive, la pulizia di pareti, di volte e pavimenti. Le agevolazioni, in dettaglio potrebbero riguardare in prima istanza aspetti amministrativi con la previsione dell’iter autorizzativo necessario per attivare le manutenzioni. A tale scopo l’elaborazione di un progetto quadro per la manutenzione ordinaria dei portici di Via Po che, condiviso dalla Città di Torino e dagli organi di tutela, consentirebbe una riduzione dei tempi di elaborazione e dei costi tecnici; ulteriore risparmio per i proprietari potrebbe essere determinato dalla riduzione del pagamento del suolo pubblico relativo alla occupazione delle aree di cantiere. Inoltre forme di esenzione/riduzione dei costi relativi alla comunicazione ed alla sua diffusione potrebbero essere oggetto di interesse per eventuali sponsor per la manutenzione periodica dei portici. E’ evidente, infine, il vantaggio determinabile da una cantierizzazione per interventi estesi e non puntuali da gestire con un’unica impresa affidataria, selezionata una procedura di evidenza pubblica. Tale prassi favorirebbe anche attrattività nei confronti di sponsor per estensione dell’intervento e per la periodicità dello stesso. A fronte di questi benefit, che certamente possono rendere ridurre i costi di una manutenzione periodica, occorre però contrapporre, per quelle proprietà che a prescindere non intendono collaborare, le procedure previste dai regolamenti. Per quanto concerne, infine, gli spazi da rendere disponibili per la comunicazione sociale si intende proporre alcune soluzioni innovative. La prima riguarda l’uso diffuso di finiture antigraffiti di ultima generazione che consentono una agevole rimozione delle scritte e delle affissioni non autorizzate, senza impedirne di fatto la realizzazione. La questione è infatti quella di evitare di equiparare, con l’abusato termine di degrado, ogni forma espressiva che compare sui muri della città: confondere scritte vandaliche con azioni di comunicazione sociale che hanno come oggetto, a titolo puramente esplicativo, il contrasto alla violenza di genere, alle discriminazioni generate dal sistema economico vigente, o la messa in questione di concetti che albergano nella nostra cultura diffusa (confini, recinti, prigioni etc). Gli antigraffiti consentono una veloce rimozione dei graffiti autoreferenziali e permettono di conservare, per più tempo anche se non all’infinito, i messaggi derivanti da azioni e sensibilità collettive. L’altra iniziativa che ironicamente potremmo chiamare “Tatzepo”, consiste nel mettere a disposizione della espressività artistica spazi murali per affissioni, in zone predefinite anche con i commercianti e la soprintendenza, nei quali esprimere liberamente e legalmente la propria comunicatività. Sulla scorta, per altro, di quanto già avviene a Bologna che di questa presenza artistica di Street Poster Art è riuscita a creare un festival internazionale con un largo ed accreditato seguito. Questi spazi, utilizzabili ad esempio da Murarte, da Torino Graphic Days, dall’Accademia Albertina delle Belle Arti o come elemento di comunicazione e-o esposizione di Here nella Cavallerizza potranno, a rotazione, donare un’impronta culturale di avanguardia alla via Po rendendola una galleria a cielo aperto. Un ultimo, sostanziale, contributo da parte della Città, quello di mettere a disposizione delle squadre sociali di pulizia. Questo consentirebbe per il futuro una forte riduzione dei costi di manutenzione a carico dei condominii/proprietari. Tale iniziativa pubblica necessita di un’ampia partecipazione di tutte le forze in campo, proprietà e commercianti, istituzioni e organizzazioni pubbliche, che stiamo aggregando per restituire a Via Po la bellezza che merita.  

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