Sin dall’inizio del mandato, ho sempre considerato le tre deleghe – diritti, periferie e giovani – come una politica unica indirizzata alla crescita economica della città.
Può sembrare strano, me ne rendo conto: nell’immaginario di molti e di molte, infatti, le periferie sono luoghi associati alle politiche di contrasto al disagio; i e le giovani sono divertimento, movida, università; e i diritti sono quella roba che costa e che va sempre a beneficio “degli altri”, degli omosessuali o delle donne o dei e delle migranti o delle persone con disabilità.
Per me, invece, queste tre deleghe significano una cosa sola: la creazione di benessere sostenibile, duraturo e garantito.
Una Capitale dei Diritti, per me, è una città in cui le persone scelgono di venire a vivere e in cui scelgono di rimanere. In cui i e le giovani mettono alla prova i propri talenti e ambizioni. In cui ogni persona ha la possibilità di lavorare e il diritto di sentirsi a casa. In cui tutti i quartieri beneficiano di nuove opportunità e si sviluppano. E si implementa una visione politica in cui tutto questo non viene visto come un problema ma come un’opportunità.
E non lo dico io: lo dicono i giornali dedicati al mondo degli affari come Forbes, lo dicono aziende di consulenza globali come McKinsey e Deloitte, lo dicono persino quei noti “buonisti” della Banca Mondiale. Lo dice la mia esperienza quotidiana di assessore in una città che ha un potenziale di crescita favolosamente grande.
Oggi abbiamo presentato tre progetti, il coronamento del lavoro fatto in questi ultimi tre anni e mezzo di mandato e che mi fanno dire con orgoglio:
sì, Torino è questo,
Torino è una Capitale dei Diritti,
e Torino potrà assicurare a tutti e tutte una crescita sostenibile, duratura e garantita anche grazie a queste politiche e a questi risultati.
Ovviamente, è indispensabile continuare su questa strada: con la consapevolezza di quanto è stato fatto, domani saremo ancora più carichi e cariche per affrontare le nuove sfide e il lavoro da svolgere. Su questa strada non mi sono trovato da solo: il tema dei diritti umani è stato affrontato molte volte dal Consiglio comunale, dalla Carta di Palermo al diritto all’abitare, dalle mozioni contro il ddl Pillon a quella di critica al ddl sicurezza, dalle mozioni sul bullismo al diritto alla salute, dalla mozione di Shelter city alle proposte di commissione su razzismi e intolleranze che verrà votata oggi, per finire con il bellissimo gesto di cittadinanza onoraria alla Segre. Molte mozioni sono state proposte dalle minoranze e fatte proprie dalla maggioranza, segno che il rispetto e il riconoscimento dei diritti, a Torino, è patrimonio collettivo.
In occasione del 10 dicembre, la Giornata internazionale per i Diritti Umani, voglio raccontarvi il lavoro – passato e futuro – della Città su questo tema in dieci punti.
10 punti per il 10 dicembre.
  1. A Torino le famiglie sono accolte e rispettate. Tutte. Nel 2018 la Sindaca Chiara Appendino, prima in Italia, ha registrato all’anagrafe i figli e le figlie di famiglie omogenitoriali, aprendo di fatto la via a decine di altre municipalità. Per i prossimi anni, occorrerà diffondere la cultura del rispetto e dell’inclusione delle persone lgbti, lavorando con un approccio intersezionale, fra tutte le comunità – culturali, religiose, sociali e politiche – presenti in città.
  2. Uno dei temi cardine è la violenza maschile e di genere. Trasversale a tutte le classi sociali, onnipresente e pervasiva, distruttiva nei suoi effetti. Il Piano Antiviolenza approvato dalla Città di Torino nel 2018 è stato un passo importante nel costruire politiche integrate di contrasto a questo macro-fenomeno, e Casa Marti, una residenza fittizia in cui le donne che vogliono affrancarsi da situazioni di violenza possono iscrivere in tutta sicurezza la loro residenza, è solo l’ultima progettualità nata in seno a questo Piano, che all’interno dello spazio di co-progettazione costruirà le iniziative future.
  3. In accordo con le richieste delle associazioni che si occupano di persone con disabilità, quest’anno il Comune di Torino ha istituito la figura del Disability Manager, che orienterà tutta l’amministrazione nel rispetto delle regole sull’accessibilità dei servizi alle persone con disabilità. Adesso che questo primo passo è stato compiuto, vogliamo concentrarci su un tema fondamentale per le persone con disabilità (e per altre fasce protette): il lavoro. Per il 2021, infatti, vogliamo valorizzare quegli strumenti che favoriscono l’incontro fra domanda e offerta di lavoro, come le career fair.
  4. La multiculturalità è oggi un mero dato di fatto, che registra la presenza di più comunità (culturali, etniche, religiose) in un territorio; la vera azione politica che pone queste comunità in dialogo continuo fra loro e con l’amministrazione è l’interculturalità”. Lo afferma la Delibera quadro del 2017 in cui si delineavano i principi, gli strumenti e le azioni della politica interculturale di Torino. Una delibera che mette al centro il dialogo con le comunità e il supporto nella realizzazione dei loro eventi principali. Nei prossimi anni questo supporto deve fare un ulteriore salto di qualità, mettendo questi appuntamenti culturali e religiosi in dialogo con i grandi eventi culturali della città: il Salone del Libro, Biennale Democrazia, Torino Spiritualità, e così via.
  5. Le politiche realizzate assieme alle comunità per sviluppare il loro potenziale sono solo metà della nostra azione. L’altra metà, indispensabile al giorno d’oggi, è il coinvolgimento della società tutta nella lotta al razzismo. Il progetto G3P, realizzato fra 2017 e 2018, ci ha permesso di lavorare con le forze dell’ordine, i media e le comunità e di realizzare una campagna di comunicazione cittadina contro i crimini d’odio razzisti. Nel prossimo anno e mezzo occorrerà approvare un Piano d’azione contro questi crimini e coinvolgere tutta la società civile nella sua implementazione.
  6. Sul tema dei diritti, fare rete con altre città è fondamentale. La Città di Torino è dalla sua fondazione segreteria della rete Ready per il contrasto all’omo-transfobia. Poche settimane fa, inoltre, Torino ha ricevuto un significativo riconoscimento per l’evento Moschee Aperte in occasione dell’Assemblea generale della Coalizione delle Città Europee contro il Razzismo (ECCAR), a Barcellona. Proprio in quella sede ho annunciato l’adesione a ECCAR da parte della Città. Si tratta solo del primo passo per rafforzare ulteriormente la presenza della città in contesti nazionali e internazionali in cui importare buone pratiche da altre città… ed esportare le nostre.
  7. Sempre in ambito internazionale, sono orgoglioso di annunciare che la Città di Torino è stata scelta da tre soggetti di livello nazionale e internazionale come sede di un Programma pilota per l’Educazione ai Diritti Umani (JHREP). Cifa Onlus, Amnesty International Italia e HREYN avranno presso l’Open011 un ufficio dedicato e potranno usufruire di servizi dedicati dalla Città per organizzare momenti di formazione sul tema dei diritti di livello euro-mediterraneo.
  8. Inoltre, la Città e la Cooperativa DOC che gestisce Open011 stanno investendo in modo consistente per adeguarlo agli standard internazionali del Consiglio d’Europa, trasformandolo in un Training Centre di livello europeo, ospitando eventi di formazione e mettendoli in relazione con la rete dei Centri del Protagonismo Giovanile territoriali. L’obiettivo per il 2021 è ottenere, primi in Italia, la certificazione del Quality Label.
  9. Sempre nell’ottica di lavorare con le grandi reti internazionali della società civile, Torino ha accolto una proposta di Amnesty International diventando dal 2020 una Città Rifugio per attivisti e attiviste a rischio da tutte le parti del mondo. Il programma partirà con un’esperienza pilota il prossimo anno e mira a diventare una misura strutturale per gli anni a venire.
  10. Tutte queste azioni rimarrebbero isolate e provvisorie senza un forte coordinamento fra gli uffici dell’amministrazione. Serve un approccio trasversale e intersezionale. Per questo, nel 2017 ho chiesto e ottenuto la delega politica ai diritti e ho lavorato con l’amministrazione per aumentare ancora di più le risorse umane e professionali dei vari uffici, creando maggiori occasioni di contatto, sinergia e contaminazione fra le politiche giovanili, le pari opportunità, l’intercultura, l’antidiscriminazione e le politiche lgbti. Questo lavoro andrà strutturato ulteriormente nell’ultimo anno e mezzo di mandato (e ovviamente oltre), anche con le possibilità offerte dal nuovo regolamento beni comuni.

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